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Indonesia : Opportunità di mercato

VALUTAZIONE DELLA PENETRAZIONE COMMERCIALE DEI PRODOTTI ITALIANI SUL MERCATO LOCALE 

L’Italia sconta, in un mercato particolamente complesso come quello indonesiano, sia le caratteristiche delle sua struttura produttiva, nella quale prevalgono le piccole e medie imprese, sia la vicinanza dell’Indonesia ai due colossi asiatici, Giappone e Cina, che inevitabilmente, insieme ai paesi ASEAN, hanno un ruolo di primo piano nell’economia locale, sia a livello commerciale che in termini di investimenti. 

I fattori strutturali che ancora impediscono all’Italia di occupare maggiori spazi nel mercato indonesiano non appaiono modificabili nel breve termine, anche se si notano positivi progressi compiuti soprattutto negli ultimi due anni da parte degli operatori italiani, grazie a una più incisiva azione di sostegno da parte istituzionale (riassegnazione a partire dal 2007 di un Direttore ICE a Jakarta). 

Le conseguenze negative della crisi in atto hanno, ovviamente, raggiunto anche l’Indonesia a causa del crollo della domanda globale. Il Paese però dispone di fondamentali macroeconomici solidi, pertanto si ritiene che le prospettive di crescita nel breve/medio periodo si confermino comunque positive. 

L’attività di sostegno ad una più significativa presenza italiana nel suo complesso va pertanto perseguita attraverso una più incisiva azione promozionale, nonchè tramite la identificazione di nuovi modelli di collaborazione tra i due Paesi. 

L’obiettivo dell’azione promozionale deve essere il rafforzamento della presenza commerciale ed economica dell’Italia in Indonesia. Per conseguire tale obiettivo occorre lavorare su due direttrici: da un lato, stimolare la crescita dell’attuale quota di mercato, che si mantiene intorno all’1%, e dall’altro stimolare lo sviluppo degli investimenti, delle collaborazioni industriali e della formazione. 

Il potenziamento delle nostre esportazioni di prodotti industriali e beni ad alto contenuto tecnologico verso il mercato indonesiano appare sempre più chiaramente come la strada da perseguire. 

Particolare attenzione deve essere dedicata ai beni di consumo “Made in Italy”, di fascia alta e medio-alta, puntando sui fattori distintivi di originalità, qualità e design. Anche in quest’area, peraltro, la strategia promozionale deve tenere conto delle particolarità del mercato indonesiano, geograficamente molto vasto e diversificato. 

Occorre, in particolare, che le aziende italiane prendano in considerazione le opportunità offerte da un più robusto radicamento nel mercato, creando nel Paese, come primo passo, strutture di commercializzazione e di assistenza diretta e di formazione, per poi considerare, in un secondo tempo, investimenti con proprie unità di assemblaggio e produzione. Leva decisiva per l’incremento dell’interscambio fra i due Paesi potrebbe anche rivelarsi una accresciuta collaborazione tecnico-scientifica e culturale, capace di creare duraturi legami, non solo economici. 

Va infine tenuto conto del fatto che il processo di integrazione regionale fra i Paesi dell’ASEAN, apre un potenziale mercato unico di 583 milioni di persone del valore di 1.507 miliardi di dollari. 

In termini assoluti, il PIL indonesiano ha raggiunto nel 2009 il valore di 540,3 miliardi di dollari, in forte crescita rispetto ai 511 miliardi del 2008 e ben oltre la somma della ricchezza cumulativamente prodotta dalla seconda e terza economia del Sud-Est asiatico, Thailandia e Malaysia (pari a 273,6 e 222,7 miliardi di dollari rispettivamente, dati 2008).

In termini programmatici, tenuto conto della maggiore ricchezza del mercato indonesiano, nonchè della sua dinamicità di crescita da inizio anni Duemila e della comprovata stabilità politica del quarto Paese al mondo per popolazione, si dovrebbe rendere più significativa la presenza italiana, sui due fronti commercio e investimenti. 

Tutti elementi già ponderati dai nostri principali partner europei – Olanda, Gran Bretagna, Germania, Francia, Svezia e Spagna – che hanno reso esplicita una strategia d’area per il Sud-Est asiatico, combinando strategie di penetrazione a iniziative di ulteriore consolidamento, accompagnate da frequenti visite di alto livello, anche in considerazione appunto del processo di integrazione regionale ASEAN. 

Settore beni industriali 
Il settore prioritario rimane quello della meccanica strumentale, anche in relazione all’importanza che tale settore ha acquisito nel corso degli anni nella composizione delle nostre esportazioni verso l’Indonesia. 

Attualmente i beni strumentali italiani sono particolamente penalizzati sia per apprezzamento dell’Euro, sia per la forte concorrenza degli altri Paesi asiatici, in particolare Giappone, Cina e Corea del Sud. 

Altri comparti d’interesse nell’ambito dei beni industriali sono le attrezzature per telecomunicazione, le macchine ed attrezzature per l’edilizia, le attrezzature per il trattamento delle acque e la tutela ambientale e i macchinari non elettrici. 
Appare opportuno, alla luce di quanto sopra descritto, privilegiare le seguenti azioni promozionali:
  • Seminari e gruppi di lavoro che esplorino le possibilità di collaborazione industriale.
  • Iniziative di formazione manageriale e di addestramento tecnico in loco e/o in Italia, sotto forma di workshop tecnici, allo scopo di incrementare la conoscenza e le opportunità di scambi commerciali tra i due Paesi.
  • Diffusione di informazioni e conoscenze delle filiere produttive italiane, attraverso la partecipazione a fiere locali e missioni istituzionali-imprenditoriali indonesiane in Italia. La partecipazione di rappresentanti istituzionali, operatori e giornalisti ad eventi fieristici in Italia va connessa alla possibilità di visite ai distretti industriali nei settori di interesse.
  • Organizzazione in Italia di “Country Presentation” sul potenziale del mercato indonesiano, con illustrazione delle opportunità di investimento e di incremento dell’interscambio commerciale e delle possibilità di proiezione internazionale del “Made in Italy”.
Nello specifico, per quanto riguarda gli obiettivi e le strategie dell’intervento promozionale per i diversi settori, andrebbe contemplata un’azione coordinata tendente a favorire la conoscenza e l’immagine della tecnologia italiana, anche in termini di competitività nel rapporto prezzo/qualità ed assistenza post-vendita. 
Si ritiene pertanto, che sia necessario impostare un “progetto tecnologia” che punti alla promozione di tutti i settori della meccanica strumentale in un modo organico e continuativo, e che estenda l’esperienza e gli obiettivi di “Machines Italia” anche al mercato indonesiano. 

La concorrenza è agguerrita. I produttori asiatici offrono prezzi più competitivi e si avvalgono di vaste reti di vendita e di assistenza. Anche in settori tradizionalmente di punta per l’Italia, come la meccanica strumentale, la concorrenza da parte dei Paesi asiatici è in costante crescita. Puntando su una qualificata azione informativa e promozionale, peraltro, si ritiene che esistano margini di manovra per una offensiva promozionale della produzione italiana, che punti sulla qualità, più che sul fattore prezzo. 

Settore agro-alimentare 
Il mercato alimentare, quello turistico e della ristorazione, sono in grande espansione in Indonesia, un Paese che, in media, viene visitato ogni anno da circa 6 milioni di turisti.
Il crescente interesse per i prodotti alimentari, che costituiscono il paniere della dieta sud-europea e mediterranea in particolare, stimola la richiesta di sempre nuovi prodotti.
I prodotti italiani piu venduti in Indonesia sono: olio d’oliva, vino, pasta, caffè salse preparate, formaggio, prosciutto, acqua minerale, pomodoro in scatola, cioccolato. 
Le statistiche delle importazioni dei prodotti alimentari provenienti dall’Italia sono da interpretare con cautela in quanto gli agenti/importatori indonesiani (compresa la grande distribuzione) si approvvigionano tramite importatori che risiedono a Singapore e Hong Kong, ove vi sono depositi attrezzati per lo stoccaggio della merce. 

Tale situazione rende i prodotti italiani meno competitivi rispetto a quelli di altri Paesi concorrenti, che in passato hanno investito in programmi promozionali mirati alla formazione di solidi canali distributivi sul territorio indonesiano. Tra gli europei, il gruppo francese Carrefour (entrato nel 1998) dispone della rete di ipermercati più estesa, a Jakarta e nelle principali città indonesiane. Il presidio della distribuzione comporta benefici ad ampio raggio, soprattutto in termini di ampia disponibilità di prodotti di consumo del Paese di origine (in questo caso, Francia). 

Le specialità alimentari italiane vengono vendute sia dalla grande distribuzione al dettaglio, come Carrefour (30 punti vendita), sia nelle catene di negozi specializzati come Ranch Market (6 punti vendita), Sogo Foodhall (7 punti vendita), Kemchick, Gourmet Garage, ecc. 

Il prodotto italiano, si ricorda, è oggetto di molte imitazioni, in particolare di produttori australiani che generalmente offrono prodotti a prezzi più concorrenziali. 

Anche la ristorazione italiana è molto diffusa, in particolare a Jakarta, Surabaya, Bali, Lombok e altre destinazioni turistiche in Indonesia, a dimostrazione del vivo interesse per la cucina e gli ingredienti di origine italiani. Il vino italiano, anche se l’offerta non è molto ampia, è venduto in tutti i negozi specializzati ed è presente sulla “Carta Vini” di quasi tutti i ristoranti di livello medio-alto. 

Il governo indonesiano non pubblica statistiche sull’importazione di vini e liquori in Indonesia. In ogni caso, il mercato è dominato dai vini australiani, soprattutto per la fascia medio-bassa, seguiti dai francesi per la fascia più alta di mercato. Si segnala infine una buona diffusione dei vini sud-africani e cileni, grazie a una azione mirata condotta con gli importatori indonesiani (organizzazione di visita cantine nei Paesi di origine) che sarebbe auspicabile poter replicare anche con l’Italia. 

In Indonesia la regolamentazione di importazioni di alcolici è stata modificata a partire dal 1 aprile 2010: per far fronte al diffuso fenomeno di contrabbando (per gli analisti di settore, pari a circa il 90% delle quantità presenti sul mercato), il Ministero delle Finanze indonesiano ha smantellato il monopolio legale finora garantito all’agenzia PT Sarinah del Ministero del Commercio Estero. 

Dal 1 aprile 2010, qualsiasi importatore indonesiano che garantisca l’acquisto di determinate quantità minime e la diversificazione dei marchi (3.000 confezioni e 20 diversi marchi) potrà importare alcolici. 

Anche la tassazione sarà rivista: eliminazione della tassa di lusso ma rialzo medio del 200% dell’accisa, mentre resta ferma al 150% la tariffa all’importazione. Inoltre, le categorie saranno ridotte a tre dalle precedenti cinque, in base al contenuto alcolico. 

L’associazione di categoria GIMMI stima che si avrà un rialzo dei prezzi di circa il 40%. In realtà, anche in precedenza, l’imposizione ufficiale e “ufficiosa” cumulativamente raggiungevano spesso il 500%. 
Si dovrà dunque attendere l’avvio e l’assestamento del nuovo regime fiscale per vederne gli effetti sui volumi di importazioni indonesiane di alcolici. 

Pur trattandosi di un Paese islamico con restrizioni sul consumo di vino e di bevande alcoliche, i ceti medi e le nuove generazioni stanno diventando buoni consumatori di vino, nonostante i prezzi al consumo elevati. Esistono quindi ottime opportunità per le nostre aziende del settore alimentare e bevande, peraltro non ancora adeguatamente sfruttate. 

In questa prospettiva, sarebbe necessaria una capillare diffusione di informazioni per facilitare la conoscenza e l’apprezzamento dei prodotti italiani, a cominciare dalla regolare presenza di un padiglione italiano alla fiera “Food & Hotel” che si svolge ad anni alternati, a Jakarta ed a Bali. La partecipazione alla fiera, alla quale si possono affiancare iniziative di degustazioni di prodotti, rappresenta un importante strumento promozionale per introdurre nuovi prodotti sul mercato e per incoraggiare la formazione dei tramiti distributivi locali. 

Sarebbe inoltre necessaria una continua azione di promozione dei nostri prodotti presso le catene della grande distribuzione alimentare, favorendo lo scambio di cuochi e sommeliers, con la possibilità di organizzare corsi di cucina italiana, settimane del cibo italiano presso hotel, negozi di alta gastronomia e/o grandi supermercati. 

Settore beni di consumo
In Indonesia sono diffusi prevalentemente beni di consumo “Made in Italy” di fascia alta, in particolare nei settori dell’abbigliamento, calzature, pelletteria e profumeria. Nonostante l’euro “forte” e la vigorosa concorrenza di altri Paesi, le statistiche ufficiali indicano un leggero aumento delle forniture italiane. Anche in questo settore, comunque, come per l’alimentare, le statistiche ufficiali vanno interpretate con molta cautela in quanto, come osservato sopra, prodotti italiani possono essere importati in modo indiretto tramite fornitori con base a Singapore e a Hong Kong. 
I prodotti italiani sono generalmente venduti dai negozi indipendenti dalle grandi firme di moda italiana e da negozi plurimarca prevalentemente concentrati in mall molto eleganti nelle grandi città come Jakarta, Surabaya e Bali. 
Per la promozione del settore si ritiene che la collaborazione con i mall, dove si concentra l’offerta italiana, sia la strada più opportuna da seguire al fine di massimizzare le sinergie con la loro attività di sostegno promozionale. Tali iniziative devono essere affiancate da azioni di comunicazione mirate che mettano in evidenza i fattori distintivi del prodotto italiano. 

VALUTAZIONE DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI DA E VERSO L'ITALIA 

Nel corso del 2009 si segnala l’inizio dell’operatività in Indonesia del Gruppo Generali, tramite l’acquisizione di una società in possesso delle licenze per operare in campo assicurativo, ridenominata PT Asuransi Jiwa Generali Indonesia. 
Nel 2010 l’ENEL dovrebbe aprire un ufficio di rappresentanza a Jakarta. 

Le altre presenze significative riguardano: 
  • il settore dell’energia, con ENI e la controllata Saipem (quest’ultima coordinata dall’Ufficio Saipem di Singapore);
  • il settore cavi, con Prysmian Cables Indonesia PT (ex Pirelli cavi), soprattutto per i settori oil & gas e telecomunicazioni;
  • l’industria dolciaria, con Perfetti Van Melle Indonesia, che ha acquisito qui gli stabilimenti della società olandese Van Melle. Nel folto portafoglio prodotti, si contano, tra gli altri, i noti marchi Mentos, Golia, Bubble Gum, Chupa Chups;
  • il settore impiantistico ed energetico, con Nuovo Pignone SpA (gruppo General Electric) che produce turbine a gas, a vapore e compressori. Le prospettive di crescita sono connesse all’espansione del settore petrolifero on-shore e offshore;
  • i macchinari per la ceramica, con il gruppo Sacmi di Imola che gestisce un impianto per il ricondizionamento delle parti di ricambio;
  • la lavorazione pelli, con la conceria del gruppo vicentino Mastrotto;
  • la creazione di una joint venture da parte di Merloni Progetti per la produzione di biodiesel;
  • gli impianti per la produzione di farina, con Ocrim;
  • l’ufficio di rappresentanza della IVECO, aperto nel 2007, per la commercializzazione di veicoli industriali, destinati al settore minerario, al settore del trasporto legname e dei container;
  • l’inaugurazione a Jakarta di un ufficio RINA nel 2007, società per azioni con sede a Genova, creata dal Registro Italiano Navale, che fornisce servizi di valutazione, controllo, certificazione e ricerca, in conformità a norme nazionali, EU ed internazionali, in particolare nel settore navale;
  • l’apertura a Jakarta di un campus di Costa Crociere per la formazione di personale di bordo per navi da crociera.
In termini di risultati commerciali, si segnala la buona performance di Pirelli Gomme, primo importatore di pneumatici in Indonesia tra i Paesi non ASEAN, la presenza di Telecom Italia, attraverso la partnership con Telkom Indonesia e l’attività di Techint nel settore impiantistico e di material handling (soprattutto carbone e acciaio). 

Si segnala che il tessuto e i distretti di PMI italiane sembrerebbe presentare notevoli affinità con la struttura produttiva indonesiana, aprendo margini per proficue collaborazioni a livello di aree produttive specializzate. Anche in questo Paese le PMI rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo: esse costituiscono ben il 90% delle aziende, impiegano il 96% della forza lavoro, contribuiscono alla formazione del 53% del PIL e al 20% delle esportazioni. 

Nel settore bancario, hanno manifestato interesse, soprattutto verso il segmento corporate, i gruppi bancari italiani Unicredit, Banca Popolare di Vicenza, UBI Banca e Intesa San Paolo, che attraverso le rappresentanze di Hong Kong e Bangkok rispettivamente, hanno stipulato accordi di corrispondenza con le principali banche indonesiane. 

VALUTAZIONE DELLE POTENZIALITA' DI COOPERAZIONE COMMERCIALE ED INDUSTRIALE NEI SETTORI AD ALTO CONTENUTO TECNOLOGICO 

L’Italia ha in corso di rinnovo con l'Indonesia il Programma Esecutivo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica per il triennio 2009-2011, attraverso il quale sono stati svolti in passato interessanti progetti congiunti di ricerca scientifica e tecnologica. 

Il competente Ministero della Ricerca e Tecnologia ha, in più di un’occasione, rilevato come le attività produttive indonesiane non possano solo fondare la loro competitività sul basso costo del lavoro, ma debbano rafforzare la qualità dei prodotti, nonchè la diffusione e l’utilizzazione di nuove conoscenze. 

Dallo stesso Ministero dipendono le sette principali “Agenzie“ tecniche indonesiane, nonché il Centro di Eccellenza in Biologia Molecolare Eijkman Institute e il principale “Parco scientifico” indonesiano (Puspiptek-Serpong) che svolgono un ruolo fortemente propulsivo in settori di vitale importanza per l'economia indonesiana: agroalimentare, risorse marine, spazio e scienze della terra, ricerca di nuovi materiali, settore dell’informazione e microelettronica. 

Per il periodo 2005-2009, i sei programmi focus del Ministero della Ricerca e Tecnologia – ritenuti volani di sviluppo per il Paese – sono: food & agriculture, energia, trasporti, ICT, sanità e farmaceutico, difesa. 

In particolare, il settore della energia è in corso di profonda evoluzione. I programmi governativi tentano di riequilibrare le fonti di approvvigionamento energetiche, attualmente sbilanciate verso il petrolio che copre circa il 52% del fabbisogno complessivo indonesiano, canalizzando ingenti investimenti pubblici e privati nell’esplorazione di nuovi giacimenti e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento. 

Se si confronta il mix di fonti energetiche attuale – petrolio 51,7%, gas 28,5%, carbone 15,3%, fonti rinnovabili 4,5% – con quello atteso per il 2025 – carbone 33%, gas 30%, petrolio 20%, fonti rinnovabili 17% – si evince che i principali sforzi governativi si indirizzeranno verso il potenziamento dello sfruttamento del carbone e delle fonti rinnovabili (biofuel). In tale quadro, si segnalano due programmi governativi di particolare rilevanza:
  • gli investimenti nel settore del carbone, attraverso il noto strumento “Clean Development Mechanism” (CDM), gestito dalle Nazioni Unite nel quadro degli impegni sottoscritti nel Protocollo di Kyoto. Si segnala qui il particolare attivismo delle società britanniche.
  • Il programma di investimento nei combustibili ottenuti dalla trasformazione di materie prime di origine biologica (biofuel). Nei prossimi 8 anni l’Indonesia prevede di dedicare 5-6 milioni di ettari a coltivazioni destinate alla produzione di biofuel, quali palma da olio, jatropha, canna da zucchero, cassava. I più importanti investitori stranieri sono stati finora Cina, Malaysia, Giappone e Brasile.
Nel settore delle energie rinnovabili, si segnala l’iniziativa della società italiana “Ponte di Archimede” che opera in joint venture con il partner indonesiano Walinusa per lo sviluppo di una turbina alimentata dalle correnti marine. Lo sviluppo e la disseminazione di questa tecnologia italiana – volta a rendere autosufficienti i piccoli villaggi costieri – è co-finanziato dall’UNIDO e in cooperazione con Ministero della Ricerca e Tecnologia indonesiano. Il primo prototipo, già installato in mare al largo dell’isola di Lombok, ha una potenza di 150 KW ed è in grado di assicurare la copertura elettrica al vicino villaggio costiero di circa 350 nuclei familiari. La turbina attualmente in fase di costruzione dovrebbe essere posizionata in mare ed entrare in funzione a maggio 2010. 

SUGGERIMENTI PER L'ATTIVAZIONE DEGLI STRUMENTI DI SOSTEGNO FINANZIARIO E ASSICURATIVO PUBBLICO PER SACE E SIMEST 

A giudizio di questa Ambasciata, dell’Ufficio ICE e della comunità degli imprenditori italiani qui operanti, la presenza stabile delle imprese italiane in Indonesia continua ad essere considerata elemento essenziale per la penetrazione duratura del “Made in Italy” su questo mercato e per operare in un’ottica di medio-lungo periodo. 

E’ auspicabile che le linee di tendenza di un costante miglioramento del quadro congiunturale, a compiuta uscita dell’Indonesia dalle difficoltà sorte con la crisi del 1997-98, e il nuovo corso instaurato con la prima elezione diretta del Capo dello Stato, spingano gli operatori a un più stabile insediamento, rispetto a quanto riscontrato finora, anche con l’auspicato ricorso agli strumenti di sostegno esistenti (vedi legge 394/81, sul finanziamento agevolato alla penetrazione commerciale nei paesi non UE), qui pressoché inutilizzati. 

SACE – che si occupa di assicurazione del credito – posiziona l’Indonesia nella categoria di rischio medio (M2) con outlook stabile, categoria OCSE 4/7 (aggiornata ad aprile 2010). Sono state effettuate nel 2008 due missioni tecniche di SACE al fine di una ricognizione delle opportunità di business esistenti nel Paese. 

SIMEST – che si occupa di sviluppo e promozione delle imprese italiane all'estero (L. 100/90) – offre per l’Indonesia svariati prodotti: finanziamento agli IDE, fondi di venture capital, sostegno alla partecipazione a gare internazionali e al capitale di imprese estere.

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