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Prospettive Economiche nella Cina meridionale

Come generalmente accade, il nuovo anno lunare porta con se' il mancato rientro dei lavoratori migranti nelle aree piu' sviluppate della Cina dopo le festivita' del Capodanno cinese trascorse con le famiglie nelle zone interne. 

Il fenomeno, benche' generalizzato e non nuovo, risulta di dimensioni piu' ampie rispetto allo scorso anno nell'area del delta del Fiume delle Perle dove, per esempio, Canton sperimenta una carenza di lavoratori stimata in 110.000 unita' mentre Shenzhen fa registrare già 240 imprese offrire complessivamente 12.000 opportunita' di lavoro. 

Tali carenze attengono a lavoro di tipo generalista e non qualificato con una retribuzione compresa tra 2.500 e 4.000 RMB (300-500 Euro) ed interessano settori diversi: dalla manifattura ai servizi di customer care, dai servizi di catering alle posizioni junior nell'IT che non richiedono esperienze pregresse nel settore. 

Le dimensioni del fenomeno gia' da sole possono richiamare l'attenzione; ma l'interesse cresce quando si prende in considerazione il fatto che ad esso si affianca una crescente carenza strutturale di manodopera qualificata nei settori di produzione a piu' alto valore aggiunto, in primis nell'information technology, come segnalano anche diverse aziende italiane operanti nel Sud della Cina. 

Le ragioni di tali carenze sono certamente da rinvenirsi nella volonta' dei lavoratori migranti di cercare, anche in forza dell'esperienza professionale gia' acquisita, un'occupazione nella propria provincia di origine. Ad esse si affianca la parallela delocalizzazione delle produzioni a piu' basso valore aggiunto che vedono le imprese delle piu' sviluppate aree costiere muovere verso province centrali ed occidentali che sono in grado di offrire, ora, un vantaggio comparato in termini di costi di produzione.

E' in tale ottica che tradizionali distretti produttivi della Cina meridionale, quali Shenzhen o Dongguan, fanno registrare il trasferimento di impianti nelle province interne piu' prossime (in particolare in Jiangxi), mostrando l'inizio di un processo di riallocazione produttiva che, a detta degli esperti, portera' nel medio periodo (3-5 anni) al trasferimento, in quelle aree, della gran parte della produzione manifatturiera.

Un primo risultato del processo in atto appare essere il maggior contributo alla domanda interna proprio da parte di quelle aree meno avanzate del Paese, cosi' come auspicato dalle Autorita' Centrali e Provinciali nel piu' ampio disegno di ripensamento del sistema produttivo export-led cinese nel quadro del 12mo piano quinquennale. 

A livello locale, e con particolare riferimento al Guangdong, tale fenomeno e' solo apparantemente a svantaggio della Provincia che, infatti, intende continuare a fornire, anche negli anni a venire, il maggior contributo alla formazione del PIL nazionale riorientando, come ulteriore stimolo, il sistema produttivo del Guangdong da manifatturiero ad economia di servizi.

Infatti, con la manifattura che muove verso l'interno, i leader locali hanno saputo cogliere l'opportunita' per riorientare piu' rapidamente il progetto di sviluppo del distretto cittadino di Nansha a Canton, per farne un centro d'eccellenza per l'IT e la logistica, quello dell'area di Zhujiang New Town, sempre a Canton, quale business district dell'intera Provincia e puntare sull'affaccio internazionale offerto dal Guangzhou Award 2012 (manifestazione per il riconoscimento alla capacita' innovativa di altre citta'). 

In tale quadro, il ruolo delle compagini straniere non è da escludere. Al contrario, è facile rilevare la presenza di margini di interesse per coloro che saranno in grado di offrire ciò che si renda necessario per accompagnare tale mutamento. 


A cura dell'Ambasciata Italiana a Pechino, dei Consolati Generali di Shanghai, Canton e Hong Kong,
degli uffici ICE, Camera di Commercio e Istituti Italiani di Cultura presenti in Cina.


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